Paradosso nell'emisfero nord: osservata la più piccola estensione di ghiaccio artico, ma con più neve del solito

Potremmo considerarlo non solo il paradosso dell'emisfero settentrionale ma il paradosso dell’intero cambiamento climatico. Mentre la temperatura media globale continua a crescere, gli eventi meteorologici stagionali mostrano profonde contraddizioni.

Neve
Mai come in questo mese di Febbraio le precipitazioni nevose nell'emisfero settentrionale sono state così abbondanti.

Nel contesto del cambiamento climatico, ci sono grandezze che stanno cambiando coerentemente nella stessa direzione. La concentrazione dei gas serra continua ad aumentare, la temperatura media globale continua ad aumentare, la criosfera continua a diminuire.

Altre grandezze evolvono su tempi scala stagionali in maniera molto più complessa e, talvolta, contro intuitiva. E’ il caso delle precipitazioni nevose nell’emisfero settentrionale.

A fronte di una rapida diminuzione dei ghiacci polari artici, che già quest’anno segna record minimi, la precipitazione nevosa globale nell’emisfero settentrionale ha visto un’inaspettata impennata, un aumento in eccesso di 600 giga tonnellate rispetto al mese di gennaio.

Andamento stagionale della copertura nevosa

Sappiamo per esperienza che le nevicate sono più abbondanti nel periodo invernale per scomparire quasi del tutto nel periodo estivo. Questo andamento stagionale lo si vede ancora meglio con le misure oggettive della quantità di neve.

Esistono diversi enti governativi e non che si occupano di tracciare ed aggiornare quotidianamente le misure di quantità di neve nelle diverse località.Ad esempio, il grafico qui riportato viene elaborato dal Canadian Cryosphere Watch (CCW) un ente canadese che fornisce informazioni sullo stato passato, presente e futuro di importanti variabili criosferiche in Canada e nelle regioni polari.

snow equivalent
Il grafico mostra l'andamento stagionale della quantità toale di neve nell'emisfero settentrionale. La linea rossa a punti mostra come nel mese di Febbraio 2025 si sia passati da valori sotto media a valori massimi assoluti.

Il grafico rappresenta per il periodo 2024/2025 la massa di neve per l’intero emisfero settentrionale, escluse le montagne. La linea nera tratteggiata rappresenta l’andamento medio nel periodo dal 1982 al 2012, mentre le linee nere continue (che contengono l’intervallo in grigio) danno una misura dell’ampiezza della variabilità.

La linea rossa punteggiata rappresenta i valori misurati nel corrente inverno del 2024/2025. Si può notare come nel mese di Febbraio 2025 la quantità di neve sia passata da valori sotto media (di circa 2400 milioni di tonnellate) a valori record assoluti sopra media (di oltre 3000 milioni di tonnellate).

Questo rappresenta un vero paradosso per l’emisfero settentrionale. Infatti, come mostrato in un recentissimo articolo, la quantità di ghiaccio presente nella banchisa artica ha raggiunto minimi storici. Esiste una concreta possibilità che entro l’estate di quest’anno possa scomparire del tutto mostrandoci per la prima volta un’immagine dell’Oceano Artico completamente privo di ghiacci.

Di contro, la precipitazione nevosa sulla terraferma ha appena raggiunto valori massimi assoluti mai registrati.

Come si misura la quantità di neve

La quantità di neve che ricopre una regione viene misurata sia da terra (queste misurazioni vengono chiamate “in situ”) sia da remoto dai satelliti artificiali che monitorano continuamente le condizioni meteorologiche sulla superficie terrestre.

Le misurazioni “in situ” vengono generalmente fatte con le aste nivometriche, cioè aste graduate infisse al suolo che misurano in cm lo spessore di neve accumulata.

Le misure da satellite vengono effettuate sfruttando la proprietà della neve di assorbire le microonde (a motivo dell’acqua di cui è costituita). Pertanto, il satellite invia microonde in superficie e in base al segnale riflesso indietro è possibile una stima della quantità di neve.

Generalmente, la quantità di neve presente in una data regione si stima combinando le misure “in situ” con quelle da satellite.

La misura della quantità di neve oltre che espressa in cm viene convertita in una misura chiamata Snow Water Equivalent (SWE) che è l’unità di misura internazionale utilizzata per misurare l’entità di manto nevoso.

Lo Snow Water Equivalent (SWE)

Questa unità di misura specifica lo spessore dello strato di acqua (espresso in millimetri) corrispondente che si otterrebbe dalla fusione del manto nevoso.

L’utilità di questa misura consiste nello stimare le riserve d'acqua “congelate” nel manto nevoso o ghiacciato accumulatesi durante la stagione invernale e successivamente disponibili come riserva idrica per le successive stagioni, l’estate in particolare.

Maggiore è lo Snow Water Equivalent maggiore è la corrispondente riserva idrica.

Sicuramente, l'abbondanza di neve nell'emisfero settentrionale è un paradosso che però la dice lunga su come il cambiamento climatico in corso stia evolvendo in maniera molto complessa e, sicuramente, non facilmente prevedibile sulle brevi scale temporali.