Daniele Ingemi avvisa: il vortice polare potrebbe prolungare l’inverno in Italia, questi saranno gli effetti sul meteo

La scomparsa del vortice polare stratosferico a seguito del final warming di primavera continuerà ad influenzare il tempo in Europa e in Italia, amplificando questi fenomeni, con altalene termiche e possibili ondate di freddo tardive.

Primavera instabile sull'Italia.
Continua l'instabilità anche nei prossimi giorni, con nuovi rovesci e temporali che bagneranno le regioni del centro-sud.

A causa del fisiologico indebolimento del vortice polare la primavera 2025 si presenterà tutt’altro che stabile sull’Italia, riservando qualche sorpresa, anche sul medio e lungo termine.

Il fenomeno chiave alla base di questa prospettiva è il cosiddetto final warming, un evento atmosferico che segna la transizione della stratosfera da una configurazione invernale a quella estiva, con la morte definitiva del vortice polare.

Il Final Warming e la fine del vortice polare

Il vortice polare è una vasta area di bassa pressione che si forma nella stratosfera sopra il Polo Nord durante l’inverno, caratterizzata da venti occidentali intensi, i cosiddetti venti zonali, che circolano in senso antiorario, intrappolando l’aria gelida artica alle alte latitudini.

Con l’arrivo della primavera, l’aumento della radiazione solare riscalda gradualmente la stratosfera, portando al final warming, un riscaldamento stratosferico che segna il collasso definitivo del vortice polare e l’inversione dei venti zonali da occidentali a orientali. Questo processo, che di norma si verifica tra fine marzo e aprile, è un passaggio naturale verso la stagione calda.

Quest’anno, tuttavia, il final warming sembra manifestarsi con dinamiche particolari. L’evento sta causando una sensibile riduzione dei venti zonali.

Quando questi venti, che agiscono come una barriera tra le masse d’aria fredda polare e quelle più miti delle medie latitudini, perdono forza, si apre la strada a intensi scambi di masse d’aria lungo i meridiani. In parole semplici, l’aria fredda dell’Artico può scendere più facilmente verso sud, raggiungendo con una certa facilità l’Italia e il Mediterraneo.

Gli effetti sull’Italia nelle prossime settimane

La riduzione dei venti zonali e il conseguente aumento della circolazione meridiana rappresentano una ricetta perfetta per un meteo instabile e imprevedibile.

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In questo scenario, le masse d’aria polare potrebbero irrompere nel bacino del Mediterraneo, portando anche a rapide ondate di freddo invernali in piena primavera. Questo significa una stagione caratterizzata da sbalzi termici significativi e da episodi di freddo tardivo.

Nevicate tardive.
Le aree montuose, come Alpi e Appennini, potrebbero vedere nevicate fuori stagione, mentre le pianure non sarebbero escluse da gelate tardive, con possibili impatti sull’agricoltura.

Nel corso del mese saranno possibili episodi di freddo tardivi, con temperature che potrebbero scendere al di sotto delle medie stagionali, soprattutto al Nord e nelle regioni interne del Centro Italia.

Le aree montuose, come Alpi e Appennini, potrebbero vedere nevicate fuori stagione, mentre le pianure non sarebbero escluse da gelate tardive, con possibili impatti sull’agricoltura.

Inoltre, il contrasto tra l’aria fredda in arrivo e masse d’aria molto più calde in risalita dall’area sahariana, che si comincia a scaldare, potrebbe innescare la formazione di ciclogenesi sui mari italiani, alimentando ondate di maltempo, con piogge abbondanti, temporali e, in alcuni casi, fenomeni estremi come grandinate o venti burrascosi.

Le regioni meridionali e le coste tirreniche, come Campania, Calabria e Lazio, potrebbero sperimentare condizioni di maltempo persistente, con il rischio di nubifragi e mareggiate.

Al Nord, invece, il freddo potrebbe predominare, con giornate ventose e cieli spesso grigi, improvvisi temporali, interrotti da fasi soleggiate prolungate.

Un fenomeno amplificato dal contesto climatico?

Il quadro descritto non è del tutto inedito, anzi caratterizza spesso una stagione di transizione come la primavera. Eventi di final warming particolarmente intensi o precoci possono destabilizzare la circolazione atmosferica per settimane, con effetti che si propagano dalla stratosfera alla troposfera, lo strato di atmosfera più vicino al suolo, dove si sviluppano i fenomeni meteo che percepiamo.

Aria polare in rotta verso l'Europa.
Le regioni meridionali e le coste tirreniche, come Campania, Calabria e Lazio, potrebbero sperimentare condizioni di maltempo persistente, con il rischio di nubifragi e mareggiate. Al Nord, invece, il freddo potrebbe predominare, con giornate ventose e cieli spesso grigi, improvvisi temporali, interrotti da fasi soleggiate prolungate.

Quindi non è una grande novità, ma va specificato che studi recenti di letteratura hanno dimostrato come il cambiamento climatico stia rendendo questi scenari più frequenti e marcati.

Il riscaldamento globale, infatti, altera il gradiente termico tra le latitudini polari e quelle temperate, indebolendo la corrente a getto, il flusso d’aria che accompagna i venti zonali, e favorendo configurazioni atmosferiche più ondulate e caotiche.

In questo contesto, il final warming del 2025 potrebbe agire come un catalizzatore, amplificando la variabilità atmosferica.

La primavera italiana potrebbe quindi oscillare tra fasi di tepore quasi estivo, specie al Sud, a improvvisi ritorni di freddo, con un’alternanza che metterà alla prova la nostra capacità di adattamento. In definitiva il vortice polare, anche nella sua fase di declino, non smetterà di influenzare il nostro clima.