Le ondate di gelo storiche di febbraio. Svolta gelida a metà mese?
Nove anni fa in questi giorni imperversava il nevone 2012. Gran gelo e neve a febbraio anche nel 1991, 1956, 1929. Ecco cosa successe nelle storiche ondate di gelo di febbraio. Intanto gli ultimi modelli ipotizzano il gelo a metà febbraio, ecco dove potrebbe colpire.

Gennaio è il mese climaticamente più freddo dell’anno, e alla famosa ondata di gelo del 1985 spettano molti record assoluti di gelo di città italiane. Il mese di febbraio tuttavia, nonostante l’allungarsi delle giornate, storicamente ha riservato ondate di freddo e neve che hanno lasciato il loro segno nella memoria collettiva e ispirato canzoni come "La nevicata del 1956" di Mia Martini e film.
Le principali furono nel febbraio 2012, quindi nel 1991 e più indietro nel 1956 e 1929. Andando ad analizzarle meteorologicamente scopriamo interessanti analogie, anche con la situazione prevista a metà mese.
Stratwarming, anticiclone a nord e retrogressione.
Elemento precursore delle grandi ondate di gelo è spesso lo stratwarming, un processo per cui la stratosfera, attorno a 15-20 km di quota, si riscalda repentinamente in modo anomalo.
Dal punto di vista sinottico, in tutte le ondate che citiamo è presente un poderoso anticiclone con massimo di oltre 1050 hPa sulla Scandinavia. Questa configurazione mette in moto la masse d’aria artica continentale, la più gelida che ci può interessare.
A portare il tempo perturbato nevoso al centro nord e in parte al sud è il movimento di una saccatura in quota retrograda, da est a ovest, associata a una ciclogenesi sul Mar Tirreno o talvolta più a sud, sul Mar Jonio.
Mappe di reanalisi del momento cruciale di ondate di gelo nel febbraio 1929, 1956, 1991 e 2012: in tutte si nota il poderoso anticiclone sulla Scandinacia e la saccara retrograda che porta aria artica continentale, con ciclogenesi nel Mediterraneo centro meridionale @meteoredit pic.twitter.com/b6FYbgQKgL
— luca lombroso (@LucaLombroso) February 5, 2021
Il nevone 2012: 2 metri di neve a Urbino!
L’ultimo episodio di gelo estremo risale a 9 anni fa. L’ondata prese avvio il 28 gennaio e durò fin verso il 18-20 febbraio. La prima fase perturbata, fra il 31 gennaio e 1 febbraio, porta la neve un po’ su tutto il nord e anche sulle coste toscane, con bora impetuosa fino a 156 km/h a Trieste. Il 3-4 febbraio nevica a Roma, il Collegio Romano misura 18 cm, il 10-11 ne cadono altri 23, imbiancata anche Ostia.
Le nevicate più copiose però coinvolsero l’Emilia Romagna e le Marche, complici i venti da est nelle zone orientali nevicò quasi tutti i giorni, il manto superò il metro a Cesena e i 2 metri in centro a Urbino, più che nel 1929 e 1956, con numerosi disagi.
Quanto a freddo, a Milano Malpensa con -17.8°C si sfiora il record del gennaio 1985, in Piemonte si raggiungono valori di -22,-24°C, a Roma Urbe si tocca i -7.4°C, -14°C a Rieti, gelo perfino in Sardegna, -3°C a Cagliari.
Che tempo fa 5 febbraio 1991, il gen.Andrea Baroni annuncia londata di gelo del febbraio di 30 anni fa https://t.co/6oaZRm7zWT @meteoredit
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Febbraio 1991: gran gelo al centro nord
L’ondata di gelo del febbraio 1991 assomiglia a quella del 2012, fu circa negli stessi giorni, la neve iniziò a cadere dal 5 febbraio quando un nocciolo veramente gelido entrò retrogrado sulle Alpi con l’isoterma di -40°C a 500 hPa e di -20°C a 850 hPa. Complice il freddo di fine gennaio, gelò in parte la laguna di Venezia.
A Milano Malpensa la minima scese a -16°C, a Bologna a -15°C, a Carpi (MO) a -26°C. Gelo anche al centro, -15°C a Perugia ed Arezzo, ma attorno al 7-8 febbraio un richiamo di scirocco innalzo in 24 ore i termometri a +7,+8°C. Solo qualche fiocco a Roma e appena lambito il sud Italia.
Immagini e notizie ormai storiche, dal gran gelo del febbraio 1929, nella foto d'epoca Alfonsine (RA), sciatori in Piazza San Pietro nel febbraio 1956 e il nevone del febbraio 2012 visto da satellite con riportata l'altezza totale di neve fresca pic.twitter.com/7gA46dyayj
— luca lombroso (@LucaLombroso) February 5, 2021
Febbraio 1956 e 1929, gelo estremo e prolungato
Nel 1956 al nord la neve cadde abbondante, oltre mezzo metro su tutta la pianura padana, in tre fasi, il 31 gennaio-1-2 febbraio, il 10-11 e il 13-14 febbraio, con ricomparse anche a fine mese. A Roma nevicò il 2, il 9, il 18 e il 19 febbraio, nevicò anche a Napoli, tanta neve in Puglia e fiocchi caddero perfino a Lampedusa.
Le temperature scesero a -21.8°C a Torino, -18.4°C a Verona, -14.2°C a Rimini, -6.9°c a Roma Ciampino, -5.6°C a Catania. Zero gradi anche nelle piccole isole del sud Italia.
Il febbraio 1929 fu il caso più estremo e lungo, preceduto anche da un gennaio gelido. Le notizie sono gioco forza meno dettagliate, ma si ricordano 30 cm di neve a Roma, 20 cm a Napoli, 70-80 di neve al suolo al nord, con temperature per più giorni fra -15 e -20°C. Il fiume Po e la laguna di Venezia gelarono completamente, coi carri che attraversavano tranquillamente il grande fiume.
Il celebre film Amarcord di Federico Fellini ricorda quel gelo come l’anno del nevone.
Aria gelida artica a San Valentino? cos' ipotizza il modello @ECMWF nelle mappe @meteoredit a seguito di una marcata ondulazione della corrente a getto polare , al nord sarebbe aria fredda ma secca, al sud neve perfino sulle coste e in mare aperto pic.twitter.com/8vpD1fGfzW
— luca lombroso (@LucaLombroso) February 6, 2021
Ultim'ora, svolta gelida a San Valentino?
Mentre stiamo, per così dire, andando in onda con questo articolo, i modelli iniziano a uscire con calcoli gelidi verso metà febbraio, con aria artica anche in Italia. Attualmente ECMWF prevede l'isoterma di -10°C a 850 hPa sul nord Italia per sabato, e fra domenica e lunedì aria fredda artica potrebbe irrompere su tutta la penisola, con isoterma di -5°C a circa 1500 m fin sulla Sicilia.
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Prematuro prevederne gli effetti, anche perché gli ensamble sono ancora molto dispersi e incerti. Al nord la massa d'aria sembra secca, quindi con neve assente o fugace. Al centro sud invece nevicate potrebbero perfino imbiancare le coste, soprattutto Adriatiche.
Ci siamo già bilanciati fin troppo, ora non resta che seguire guardando con una certa nostalgia al vero gran gelo, molto più lungo e quasi mai seguito da repentini aumenti termici, del passato.